Senza sforzo
Marzo 31, 2006 di ilpresepediplastica
Antonio contempla il luccichio del suo Vacheron Costantin – roba raffinata, mica il solito Rolex che ormai ce l’hanno cani e gatti, ce l’hanno il Rolex - mentre immerge le dita grassocce nel sudore che allaga lo stretto taschino del suo rigoroso Tombolini. Il riverbero violento dell’orologio colpisce l'occhio di tutti i presenti; è un segnale, avverte la platea che Antonio sta per officiare il rito per il quale tutti si trovano nel ristorante tipico Il baglio vecchio. C’è, tanto per dire, Emilio Russotto con la mano poggiata sulle spalle del figlio. Emilio, infatti, si è sistemato come quando cresimò Salvatore, quindici anni fa, spiaccicato dietro la schiena del figlio, dritto come un baccalà, perché ci vuole rigore e sottomissione nel contempo – e la sua schiena dritta è in grado di trasmettere questo ambivalente messaggio, che poi, per non farla troppo complicata, si chiama rispetto. Perché Antonio Verretto è l’onorevole che aspetta di essere rieletto dal suo collegio elettorale ed Emilio Russotto uno degli elettori. Non un grande elettore, no, per carità, quelli se ne stanno appiccicati all’onorevole e gli toccano il culo, ogni due tre secondi se lo sbaciucchiano, spalmandogli la saliva sulla guancia come se fosse nutella; quelli sono l’avvocato Tortello, il dottor Minniti, lu zu Turiddu che tutti sanno chi è senza che lui l’abbia mai detto; quelli no, ma Emilio Russotto è stato comunque in grado, nella precedente tornata elettorale, di procurare almeno centoventiquattro voti (più cinque di cui non ha potuto verificare l’effettiva paternità). Emilio, dunque, ha diritto a qualche minuto di attenzione, le luci della ribalta: Antonio, l’onorevole – passato, presente e futuro – gli dirà due spiritosaggini e lui sorriderà contento. Emilio sa che avrà qualche possibilità di far ottenere al figlio una consulenza alla provincia, alla regione, presso qualche associazione, o con un comune della Sicilia centrale, quella delle Madonne, che poi in fondo è il collegio elettorale dell’onorevole. Emilio è contento per le promesse dell’onorevole, ma lo è di più per il fatto di essere cagato, per il fatto, cioè, di ottenere un risultato per mezzo dell’onorevole, perché così si sente investito dall’alone (aureola, in verità
che avvolge anche l’onorevole. “Tuo figghio è veramente un picciottu educato!” Esordisce l’onorevole calando una mano profumata sulla spalla di Emilio. Si esprime in dialetto, quando non è in televisione.“Grazie”.“Dove lo vedovedo saluta sempre!” “Ha preso da suo padre”. Ammette Emilio. E questa frase è una sorta di confidenza che si permette con l’onorevole. A questo punto potrebbe anche accettare di non ottenere niente dall’onorevole. Tutti, comunque, saprebbero che ha babbiato con l’onorevole.“Ho saputo che tuo figlio si è laureato in ingegneria. Difficile, ingegneria”.Emilio è contento, ha sentito nominare la laurea in ingegneria del figlio. Il problema è che tutti sono laureati, tutti ingegneri, architetti, medici… Ma fanno tutti la fame, tranne i pochi esponenti della ricotta cittadina. Che però si buttano in politica e nella mafia, che poi è quasi la stessa cosa. Ecco perché ti laurei, almeno non ti chiedono il pizzo.Tutte queste cose, tutte queste sciocchezze – fissarii – a Emilio in fondo non interessano, Emilio le vede a Ballarò e nelle fiction, ma Emilio sostiene che si tratti di cattiverie create dai mass media per infangare il buon nome della Sicilia. Intanto spera di riuscire a far ottenere al figlio qualche consulenza con gli enti locali. Poi, si vedrà.Insomma, Emilio è soddisfatto.Anche Antonio è sazio: ha detto quelle due tre cose che ogni volta lo fanno sentire un dio. Tira forte con le narici, come se le parole che ha sputato fossero cocaina (quella vera l’aspirerà più tardi), ora deve trovare la conclusione decisiva, da grand’uomo. Pensa alle cose che farà a breve: l’inaugurazione di un centro di ricerca culturale, l’incontro con un’associazione di commercianti che non vogliono l’isola pedonale, i soci di una cantina sociale che ancora deve distribuire le quote del mosto di tre anni fa, un giro porta a porta con la sua faccia tonda tonda stampata sui santini elettorali, contattare quel meccanico con la famiglia numerosa che gli può portare almeno cinquanta voti – “vi hanno rubato i compressori? Vedrà che glieli faremo riavere” – andare stasera in diretta su Telemediterraneo, sprofondato nella poltrona in pelle color cacca dello studio televisivo, e altro ancora. Poi ha il colpo di genio. Si liscia la guancia - si eccita, è bianca e molle come un culo – e inghiottendo il catarro che da alcuni minuti gli ostruisce la gola, spara:“Emilio, la settimana prossima ci sarà la sfilata di moda al Teatro Massimo. Tuo figlio, non mi hai detto che ha il ticchio della fotografia? Può venire con me che lo porto dritto in prima fila…”“Grazie”. Risponde Emilio.“Per gli enti locali sta’ tranquillo, ci penso io”.E il figlio sorride sazio: chi ci sarà al Massimo? La Arcuri? La Canalis?
Molto ironico…
Una realtà che conosco anch’io…
E’ un racconto… “elettorale”…
Molto attuale
ma sempre esistito come problema!