Le tette psichedeliche di Serena Grandi nella società democratica dell’oggi come oggi
Aprile 21, 2006 di ilpresepediplastica
(Immagine da www.jepergrafando.it)
Decido di guardare la televisione, un pomeriggio qualsiasi. Abbasso le tapparelle e mi spalmo sul divano. Su RAI 2 parlano di Ricucci. C’è Cucuzza con il ghigno stampato in faccia; servizi su Anna Falchi che piange e poi addirittura uno girato pochi giorni prima “quando ancora Anna non poteva immaginare che cosa sarebbe successo”, ecco le parole quasi testuale uscite dl ghigno di Cucuzza. Viene reiterato, con ossessivo compiacimento, il concetto che Ricucci è uno che viene da Zagarolo e che non si sa come abbia potuto fare tanti soldi. Intervistano un vicino di casa di Ricucci che gode nel buttare fango su uno che non si capisce come abbia potuto fare tanti soldi. “Noi siamo lavoratori, ci facciamo i fatti nostri”. Ma vomita mille cattiverie gratuite su Ricucci. Mi chiedo ingenuamente (l’ingenuità dovrebbe essere praticata da tutti, specialmente da chi detiene i poteri di questo porco mondo…): ma perché la giornalista è così interessata al parere di questo vicino di casa bifolco che aspettava da anni l’occasione per una rivalsa così feroce? Sempre ingenuamente, mi chiedo: perché il mio canone deve finanziare una giornalista (giornalista?) che intervista il vicino bifolco e rancoroso di Ricucci? Poi l’ingenuità mi si scatena dentro: perché ce l’hanno tutti con questo Ricucci? Forse perché non si capisce da dove vengono le sue fortune? E Berlusconi? Si capisce forse da dove vengono le sue fortune? E tutti gli altri capitalisti italiani? Forse si conosce l’origine delle loro ricchezze? C’è gente che compra la società autostrade senza avere i capitali per farlo, indebitandosi e poi facendo pagare agli automobilisti i debiti con tutti gli interessi… Questi capitalisti sono nobili? Ma nobili di che? A parte che a me i nobili stanno sul cazzo. Ma che hanno di diverso da Ricucci? Boh… Perché ce l’hanno con Ricucci? Ah, sì, il capro espiatorio…
Poi cambio canale, CANALE 5. C’è Serena Grandi. Paola Perego le chiede: “che cos’è la bellezza interiore?” La Grandi dice due cazzate e poi ci confida che avrebbe voluto fare la modella ma era troppo grassa. Mi commuovo. La Grandi, quindi, ci dice che ha scritto un romanzo. C’è, in questo romanzo, una donna che “si relaziona con tutti gli uomini della sua vita. E vince!” Mi sento sempre più rincoglionito, mi spuntano le lacrime a forma di tette. Paola Perego chiede: “anche per l’uomo c’è la speranza di una bellezza interiore?” Serena Grandi dice altre due cazzate e poi ribadisce la solita solfa: “ho due tette così ma ho anche un cervello…” La vecchia guardia si allinea al pensiero velinesco. Prima della pubblicità Serena precisa che il suo è un libro scritto per le donne”. Bene, penso, così non avrò sensi di colpa a non comprarlo.
Su RETE 4 c’è il solito film di guerra americano, uno di quelli dove la guerra sembra una scampagnata e i militari sono dei gentiluomini educatissimi. Una guerra patinata da portare avanti illuminati da luci calde e soffuse. Un po’ come i telegiornali di Emilio Fede.Su ITALIA 1 cartoni animati violentissimi inframmezzati da pubblicità per rincoglionire i bambini. Mi manca l’aria, vado su RAI 1: un’intervista a Mara Venier. No, basta. Mi sparo un documentario su RAI 3 e poi spengo il televisore. Diciamo che il pomeriggio televisivo è inguardabile. Il problema qual è? Insomma, mi dicono sempre che in fondo abbiamo il telecomando dalla parte del manico… ma che significa, se cambio e c’è in pratica la stessa trasmissione? Questa è una dittatura. Ma è il mezzo televisivo che manipola le menti o le menti accettano meglio un certo tipo di discorso culturale? Io opterei per la seconda tragedia.
Sono d’accordo con te, io mi innervosisco quando dicono basta cambiare canale ma quale canale?>-[
Perchè ti sei voluto far del male? Mirendo conto che c’è sempre una piccola parte di masochismo in noi!!!
Comunque, RAI 3 E LASETTE non sono male, rispetto agli altri canali.
Sì lo so però nel generico è tutto un pianto. In realtà le cose interessanti, alcuni programmi, le fanno la notte in terza serata.
cara cinzia, invece di innervosirti prova a concepire la grandezza dell’universo, e cioè della televisione sul satellite, migliaia di canali a tema (certo, invece di piangersi addosso bisogna comprendere almeno una lingua straniera).
L’Italia diventa un puntino piccolo piiicooolo…
A ben pensarci anche Ricucci….
La televisione generalista italiana è morta, la fanno per gli zombi.
E poi il telecomando non serve solo a cambiare canale ma anche a spegnere!
prova!!!
Chi pensa che il telecomando lo si possa usare per spegnere è come colui che crede che dietro il referendum ci sia una scelta. Eh no, caro Nano. Io non devo potere scegliere fra vedere e non vedere ma voglio scegliere tra cosa vedere. E’ questa la scelta democratica - fra sì e no non c’è scelta.
Dici del satellite. Certo, è anche vero però che io pago un canone allo stato italiano per vedere che? L’Isola dei famosi? Allora devo di nuovo scegliere se accendere o no la televisione o pagare la libertà aggiunta con gli abbonamenti a Sky&C.?
Finché crederemo che libertà è uguale a dire sì e no, e finché crederemo di scegliere pagando - stiamo facendo il gioco di chi ci ha messi nell’angolo. Ahimè.
F.
Nano non mi innervosico nè tanto meno mi piango addosso, era solo un pacifico sfogo!!! poi la passione che traspare, forse, nei miei commenti è il senso della mia vita!;-P
Uffi nic oggi è il mio blog a non funzionere!!!

questa tecnologia moderna!!!
Oh come faccio bene a non guardare più la tv…
Nano, mi spiace, non posso che darti addosso anch’io. Hai detto ‘na strunzaaata.
(senza offesa)
Sottoscrivo tutto quello che ha detto Fernando Coratelli. Pagare per avere un po’ di libertà? Mah… La televisione generalista (quindi non solo la RAI) fa indici di ascolto maggiori di quella satellitare. E qui vengo al punto: spesso molta gente confuta le teorie sulla televisione-manipolatrice sostenendo che gli italiani non sarebbero così cretini da farsi influenzare (nelle proprie scelte elettorali, per sempio) dalle trasmissioni televisive. E si afferma: “Porta a porta non sposta un voto!”. Sarà vero, però secondo me non dovremmo partire dall’effetto immediato che avrebbero certe trasmissioni, ma dalla sedimentazione culturale operata dalla televisione in genere. Non dobbiamo preoccuparci, insomma, dell’effetto immediato di questo o quel programma, ma dallo scadimento complessivo della realtà televisiva e quindi della società italiana. Questo scadimento, infatti, agevola certe dittature light come quella della “società psichedelica dell’oggi come oggi”. E ciò porta a una manipolazione del voto, dei gusti e delle prospettive di tutti.
Nic me la descrivi tu Siena???
Nel tuo blog se ti va ovviamente!
Non ho mai visto libertà gratuite… Nè civili, nè religiose, nè di nessun tipo. Ogni libertà ha un prezzo…spesso anche un prezzo economico.
La libertà di essere informati costa qualche euro al giorno di quotidiani.
La libertà di accedere alla rete costa quache decina di euro al mese.
La libertà di vedere i canali che vuoi la paghi a sky. Altrimenti ti godi il degrado dei morti viventi.
Se vogliamo parlare di degrado, lo trovi ovunque. Non solo alla TV.
Che ne pensate dello sport. Nessun ragazzino vuole più essere medico o astronauta. Vogliono essere tutti Totti. ;-).
Il calcio degli sputi in campo, dei miliardi, delle violenze e dei manganelli, il calcio del razzismo è maestro per nostri figli.
Posso criticare o posso non andare allo stadio. Li scelgo entrambi.
Vale lo stesso con la televisione.
Critico, ma poi mi vado a cercare i programmi che voglio vedere. (pagando…purtroppo).
La televisione oggi è come il calcio: snaturato, serve per fare soldi, novella gallina dalle uova d’oro.
Non solo in Italia. Negli Stati Uniti, per trovare un serio canale di informazione indipendente devi vedere PBS. Un minuscolo network finanziato da sottoscrizioni pubbliche che informa in modo obiettivo e approfondito. E’ sempre a rischio chiusura.
Formare ed informare non interessa a nessuno. L’unica azione che si potrebbe richiedere è il pluralismo, almeno per migliorare la scelta e l’offerta.
Una sola rete Rai finanziata dal canone e senza pubblicità. Una sola rete a Mediaset. Gli altri si facciano avanti e investano con nuove reti.
Altrimenti ci terremo la televisione deficiente.
Nonostante tutto si intravedono notizie positive: già oggi i ragazzi passano più tempo su internet che alla televisione. E su internet sei tu che scegli dove posare lo sguardo.
Stop. Basta strunzaaaate… (Ciao RAFFI
PS. ma fernando è tuo fratello?
é mio fratello!!!
uhm, leggendoti, mi è parso chiaro che c’è un monopolio delle tettone in tv (sempre meglio del monopolio di stato!)
Il monopolio è sempre un guaio. Anche se con le tette si dovrebbe parlare di duopolio. uhuhuhuh.
Serena precisa che il suo è un libro scritto per le donne”. Bene, penso, così non avrò sensi di colpa a non comprarlo
ahahah