Recuperare la posizione
Maggio 30, 2006 di ilpresepediplastica
“Questa piazza, Giuseppe Di Blasi ? Come, non sai perché si chiama così?”
Ecco, l'occasione per far virare la situazione si era presentata. Arrivava sempre, bastava sapere aspettarla e riconoscerla.
Rallentò il passo, quel tanto che avrebbe costretto i suoi amici a staccare lo sguardo dai portici. Per tutta la passeggiata la sua voce gli era sembrata incerta, confusa nelle parole degli amici. Ma adesso eccola che richiamava l'attenzione degli altri, ecco che riporta le cose al loro posto.
“No”, ammise l'amico.
Carlo prese un grosso respiro, trattenne l'aria nei polmoni e gonfiò le guance. Ora, subito, dillo, dai. Sono tutti in posa, come sempre quando stai per parlare, sentono il peso delle tue parole prima che queste arrivino sulla tua lingua. Cercò di immaginare che cosa stessero pensando. Niente, le loro menti erano vuote, aspettavano di essere inseminate dalle sue parole.
Si spostò e si appoggiò a una colonna.
“Il nome di una vittima della mafia. Giuseppe Di Blasi è il nome di una vittima della mafia”, disse riuscendo a distendere la voce, a privarla dell'ansia che circolava in lui, del terrore che, ogni volta che azzardava quelle sparate, provava all'idea di essere smentito. Ma ora, come le altre volte, era stato bravo a recitare la parte di chi parla con cognizione di causa. Era stato perentorio e contro la perentorietà i suoi amici non avevano alcuna arma da contrapporre.
Un lungo sospiro collettivo incorniciò la sua vittoria. Nessuno aveva niente da ridire. Carlo aveva vinto e basta.
Proseguirono nel cammino, Carlo teneva ora la schiena dritta, passeggiarono per qualche metro, in silenzio. Lui riuscì ad assaporare tutto il piacere della posizione di forza nella quale lo aveva messo la sua frase. Lui sapeva e loro no. Lui non solo sapeva, ma dava per scontato che gli altri avrebbero dovuto sapere.
Ma stava cambiando. Una volta questi momenti riuscivano a resuscitarlo per giorni. Adesso gli davano al massimo qualche ora di autonomia. Quando viveva con i suoi le occasioni si presentavano ogni volta che un parente veniva a trovarli. Carlo sapeva tutto, ma non era quel tutto che pesava sugli altri come un atto di forza, no, ma la naturalezza con la quale si esibiva nel suo eloquio, era essa che gli donava quell'irresistibile carisma. Lui al centro e decine di zii, cugini e condomini che pendevano dalle sue labbra. Perché tutte quelle stelle nella bandiera americana? E lui aveva una risposta. Perché ieri c'era quell'assembramento in corso Buenos Aires? E lui entrava nei dettagli svelando di avere una conoscenza dei fatti incredibile.
Una conoscenza inventata, di sana pianta.
Fu risvegliato dalle grida del suo amico. Vide la sua schiena piegata su un angolo del portico. La moglie dell'amico si portava le mani ai capelli girando intorno a se stessa…
Che cosa stava succedendo?
Si avvicinò e portando lo sguardo al di là del corpo dell'amico vide che quest'ultimo si era piegato su Isabella che fingeva di avere un malore. Che fingesse era chiaro a tutti, tuttavia continuavano a simulare a loro volta di essere preoccupati, rincuorandola, offrendosi di portarla in ospedale. Le abitudini sono importanti nell'economia di un'amicizia, in fondo quei malesseri immaginari di Isabella erano una specie di linguaggio cifrato della loro amicizia, un piano di comunicazione sul quale stavano loro per il solo fatto di essere in sincronia.
“Tirati su, dai”, la tranquillizzava l'amico.
“Dai, Isabella, cerca di respirare”, sentì sbigottito la sua stessa voce pronunciare quelle parole.
Adesso toccava a lui.
Doveva recuperare. Si guardò in giro. Doveva dire qualcosa, subito. Recuperare la sua posizione.
bello, uh sì, davvero.
Grazie.
Nicolò
Il Bugia…
Chissà quante balle vado in giro a raccontare per aver creduto a quelli come lui. A volte ho l’impressione che sia questa la sapienza del mondo: un passaparola di fregnacce.
Bello, rappresenta molto il presente, oggi tutti dovrebbero sapere, perchè più o meno tutti vanno a scuola, perchè c’è la televisione…
ma in realtà non si sa mai abbastanza e in questa società che corre, c’è bisogno di sapersi inventare anche a rischio di perdere la qualità.
Il potere, quei due cercano solo il potere. Certo, potere familiare, privato. Ma le vicende pubbliche legate al potere seguono la medesima dialettica.
Pirandello e Ballard insieme…
saluti
andrea
Da sicula tutto ciò che sta dietro la parola ‘mafia’ mi disgusta svisceralmente.
Certo, poupee… Il problema è che in Italia la mafia è considerata come l’oggetto delle fiction in tv, o al massimo l’occasione per l’ennesimo corteo. Grazie per essere passata da queste parti.
grazie per le belle parole su N.I..
è una metafora “bifronte” . un po’ nel bene un po’ nel male.
tornerò a leggere qui.
paola.