Nicolò La Rocca, classe 1970, siciliano di stanza nel milanese, esordisce con Tu che hai fatto per me, un romanzo che ricorda per alcuni aspetti l’ultimo film dell’attore-regista Sergio Rubini, La terra, ma che si sposta dalla Puglia alla Sicilia. La Rocca scrive con cipiglio descrittivo e abile inclinazione ai cambi di scena, giustapponendo dialogo su dialogo, e si concede copiosi inserti in siciliano, ma non alla maniera di un Camilleri. Non un fantasioso dialetto che si fa motore del racconto quanto una parlata regionale che contribuisce a localizzare la vicenda e ad assicurare una sana dose di credibilità. Una lingua calibrata e funzionale all’intreccio, nella quale (unica pecca) a un certo punto sembra che l’autore si sia come dissolto; che forse per fare fronte a qualche esigenza comunicativa abbia immaginato la trama e ne abbia inserito le coordinate in un’impossibile macchina confeziona-racconti.
La storia è quella dei fratelli Giuseppe e Giovanni, l’uno un mostro dalla faccia devastata, fistole e cicatrici che nascondono segreti risalenti all’infanzia, l’altro un mostro nell’animo, un tempo bambino bellissimo e ora uomo dal fisico cadente, come se il male da lui rimosso stesse debordando. Un rapporto di amore fraterno condito con sensi di colpa che diventa l’occasione per rappresentare un girotondo di affari loschi (con al centro la proprietà terriera di Giuseppe e Giovanni). Una rete che cala e si stringe su ogni personaggio e che, come si usa dire, “stringe in una morsa anche il lettore fino all’ultima pagina”.
All’apparenza perfetto per una lettura sotto l’ombrellone, Tu che hai fatto per me non porta in dote, a chi ricerca un innocuo brivido estivo, alcun finale consolatorio. L’ambiente descritto da Nicolò La Rocca è un ecosistema nel quale gli intrecci mafiosi di alto e basso livello, la connivenza, il silenzio, lo sperpero parassitario del denaro pubblico, gli intrallazzi, insomma, sono stati metabolizzati e sigillati con uno strato coibente di jingle (certa tv spazzatura che fa da contraltare a molte scene) e cinico efficientismo (vedi alla voce legge del più forte). Si è quel che si fa, ci dice l’autore, e quello che è stato fatto non è più sanabile, si è ormai normalizzato e ci si può solo convivere. L’infezione è diventata la forma di vita dominante e gli alieni sono le persone come Laura, la ragazza di cui il freak Giuseppe è innamorato, di cui, anzi, sono innamorati quasi tutti i personaggi maschili di Tu che hai fatto per me. Laura che non vuole cambiare il mondo, ma che si accontenterebbe di migliorare quanto meno le cose attorno a lei.
Hai un modo di ragionare superbo e sicuro ma non fastidioso. Complimenti
Ancora complimenti Nick. Mi sono ripromesso di gustarmi il libro in vacanza: bello spaparanzato sotto l’ombrellone.
Però la tentazione di azzannarlo subito è troppo forte! :o))
ciao
pepe