Le personalità complesse descritte da La Rocca - recensione di Rossella Montemurro su ilQuotidiano del 13 luglio 2006
Luglio 14, 2006 di ilpresepediplastica
SONO le personalità complesse ad essere protagoniste di “Tu che hai fatto per me” (Fazi, collana Le Vele), romanzo di esordio del siciliano Nicolò La Rocca. La complessità domina i caratteri dei suoi personaggi, tutti in un modo o nell’altro problematici. Anime travagliate, ognuna con il proprio carico di dolore ma anche tanta rabbia che, quando non riesce ad essere buttata fuori (spesso in modo subdolo), si trasforma in autolesionismo. Convivono, scontrandosi, l’arroganza di Giovanni, la fragilità di Giuseppe, la passionalità di Laura in una Sicilia in cui predominano atteggiamenti clientelari e favoritismi. Giovanni è un politico senza scrupoli, il fratello Giuseppe, con il volto sfigurato da bolle, vive nell’ombra, incapace di agire. All’improvviso il padre di Giuseppe e Giovanni sparisce. Questo è l’incipit di quello che è stato definito “noir esistenziale” in un insieme di vicende losche e situazioni limite. Colpisce la trama e colpiscono, soprattutto, questi uomini così tormentati. All’autore, raggiunto telefonicamente, abbiamo chiesto se c’è qualche personaggio in cui si identifica. «Non c’è nessun personaggio in cui mi rispecchio. Quando scrivo devo allontanarmi da ciò che sto raccontando. Tutti i protagonisti sono dei burattini del groviglio, groviglio che rappresenta la realtà meridionale. E’ importante, per loro, trovarsi dentro un clan. Non manca un senso di oppressione, lo stesso giovane in realtà vive male il rapporto con il criminale. Spesso mi faccio una domanda: perché la criminalità organizzata non riesce a prendere piede a Brugherio? Al Nord se vuoi raggiungere un obiettivo accetti l’aiuto di un amico. Al Meridione, invece, il mezzo è più importante del fine e si fa ricorso ad altre vie».
«La trama – continua l’autore - è nata dall’esigenza di scrivere un romanzo nel quale fosse importante la ricerca del plot. Venivo da esperienze in cui la lingua nella scrittura era in primo piano. Questo, invece, doveva essere un romanzo in cui fosse in primo piano la trama». E se la storia senza dubbio spicca per l’originalità e i vari intrecci tra i protagonisti, “Tu che hai fatto per me” si distingue anche per le frequenti incursioni dialettali: «Ho scelto di scrivere un romanzo realistico, scelta che doveva per forza riflettersi anche nella lingua. I protagonisti appartengono alla borghesia siciliana e, ancora adesso, alcuni uomini politici nel privato si esprimono in dialetto. Per me non era importante sperimentare ma offrire la realtà». Il rapporto di Nicolò La Rocca con la sua terra, la Sicilia, «è un legame particolare che credo sia comune a tutti quelli che emigrano. Nel momento in cui torno a Milano mi sento siciliano, quando sono in Sicilia mi sento milanese. Lo stesso Fiorello, che nei primi anni di carriera quasi rinnegava le origini siciliane, adesso afferma “le radici sono una meta”». La Rocca, trentaseienne, legge e apprezza autori «che sono tra loro distanti anni luce. – afferma - Corteggio gli opposti: Gesualdo Bufalino, Stefano D’arrigo e Marco Lodoli». Attualmente vive vicino Milano, dove lavora come insegnante con gli alunni diversamente abili.
Nik da quanto non ti scrivevo, qual’è stata la tua emozione nell’avere il TUO libro tra le mani, guardare la copertina e sfogliare le pagine?
hai capito (quasi) tutto. bravo.
grazie per essere passato, ora non mi resta che leggere qualcosa di tuo