John Cena
Settembre 30, 2006 di ilpresepediplastica
Lorenzo recise il gambo della margherita, tagliuzzò in piccolissime parti i petali, poi appallottolò il tutto inumidendo con la saliva la pallina verde e gialla che aveva ottenuto, fino a formare un bolo appiccicoso. Si accanì con l’erba che era rimasta nel vaso, strappandola rabbiosamente. Riprese in mano la pallina e la schiacciò sui corpi neri delle formiche: rimasero incollate. Si dimenavano cercando di liberarsi. Restò a fissarle con lo sguardo spento per qualche minuto mentre dal terrazzo giungevano le urla dei mostri. Lorenzo sapeva che cosa sarebbe successo ora. I mostri avrebbero urlato, fino a farsi scoppiare le vene del collo.
“Carlo, se non ti avessi sposato non mi sarei ridotta così. Tra pochi minuti lui sarà qui”.
Lorenzo impugnò l’accendino, si piegò sulle ginocchia e diede fuoco alla palla d’erba con le formiche attaccate che si dibattevano. Però la bolla gli pulsava ancora, incontenibile, dentro il petto. Il pianto stava per arrivare. Aveva sperato che bruciasse con la pallina d’erba, con le formiche, con i mostri, la bolla.
Lorenzo si alzò e si pulì le mani. Contemplò una formica superstite. Era bruciacchiata in tutto il corpo ma si agitava. Apriva e chiudeva la boccuccia. La schiacciò deciso. Poi inforcò lo sguardo spento di prima mentre uno dei due mostri, il maschio, ribatteva infuriato:
“Che cosa vuoi fare, porca miseria?! Che cosa vuoi fare, disgraziata?!”
La bolla non si era bruciata, anzi, si gonfiava lentamente dentro il petto. Scoppiò all’improvviso cogliendolo impreparato. Sperava sempre che succedesse solo quando si trovava nella sua cameretta, davanti alla televisione, a guardare i suoi eroi del wrestling, perché essi lo avrebbero saputo difendere, avrebbero fatto scoppiare la bolla con le loro mosse, specialmente John Cena che travolgeva tutto come un rullo compressore, John Cena il suo preferito; ma il pianto non aveva regole, arrivava quando decideva lui e lo costringeva a improvvise ritirate nell’ultima camera in fondo al corridoio, la sua cameretta. Corse a perdifiato, solo quando finalmente fu da solo, nella sua cameretta, trovando il televisore spento, pianse.
E’ un pezzo molto toccante. Potente. Il piccolo Lorenzo soffoca le lacrime finché può. Prova addirittura a bruciarle sperando di sentirle sparire, insieme al fumo puzzolente delle formiche incollate alla palla d’erba. Non ce la fa, e allora corre nell’unico posto dove si sente al sicuro, l’unico mondo che probabilmente sente di conoscere a pieno: la sua cameretta. E là piange, da solo. Forte perché nessuno può vedere la sua debolezza, soprattutto John Cena che si prenderebbe gioco di lui e delle sue lacrime da “femminuccia”.
M.
http://www.speakers.diablogando.it/main.php?blogid=2380
Volevo dirti grazie. Sei stato gentilissimo.
Lorenzo abita a casa mia, al piano di sopra. E anche al quarto del palazzo di fronte. I figli dei vicini si sono coalizzati, quando i mostri lo attaccano sparano proiettili di gomma contro le finestre. Ho il giardino pieno.
Nicolò il 7, a Carpi, dove e a che ora lo presenti il libro?
Matteo
Ciao Matteo,
ecco i riferimenti:
http://www.carpidiem.it/cgi/jump.cgi?t=default&ID=73526
7 ottobre, 17.30 al “Chocolat”, a Carpi in Corso Alberto Pio. Con me ci saranno Roberto Alajmo e Roberto Barbolini. Al termine degustazione di cioccolata…
Una fanfiction è un racconto scritto dai fan di un’opera: libro, film, fumetto, videogioco etc; si usano i personaggi originali dell’opera, i luoghi e altri elementi per creare racconti propri, secondo la propria fantasia e gusto. Ci sono diversi archivi automatici dove inserire queste storie; ovviamente l’autore originale è sempre citato, nessuno si appropria degli elementi originali; se non sbaglio c’è una sezione dedicata alle fanfiction anche sul sito della Rai.
Saluti.
Galadwen
‘Da bambina mi nascondevo sempre sotto le spesse coperte del mio letto per poter finalmente piangere… mi rannicchiavo nel silenzio, ma a quei tempi gli eroi del wrestling ancora non potevano salvarmi… perciò pregavo l’uomo tigre perchè la notte fosse un pò meno buia, e mi affusolavo tra le lacrime che lentamente mi bagnavanoil viso….’
Bastava non sollevare le coperte. Bastava restare lì sotto. Il buio inghiottiva la stanza, ma ci risparmiava grazie a quell’esile barriera di lana. A patto di non lasciare fuori nemmeno un piccolo pezzo di corpo, un piede, un dito, un capello, un pensiero, un ricordo, niente.
Ciao LeLait, benvenuta nel mio presepe di plastica.
Era l’attesa del nulla che più mi terrorizzava, sentivo l’orologio scandire minuto dopo minuto il tempo che passava, ed io che non mi azzardai mai a mettere neppure ‘un dito’ fuori dale coperte per paura che quel nulla mi portasse via con se…
Lusingata di essere la benvenuta.
Dimenticavo… non volevo fare un monologo sulle mie paure infantili… il fatto è che leggerti è stato come guardarmi per un attimo allo specchio…
(no dai, scherzo)
scrivi molto bene, complimentoni
i bambini ci guardano.
e ci ascoltano.
e fanno finta a volte di non vedere e non sentire.
per il pudore che noi non abbiamo per loro.
e che loro, invece, hanno per noi.
almeno io quand’ero bambina.
a.
tarantelle simil-siciliane.
Le solite nenie.
Promettono sangue.
http://www.sosteniamosaviano.net
l’immagine della boccuccia della formica ustionata mi sembra strana.
ma, con una lente, tuttavia, si potrebbe tentare.
saluti
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