Attilio Del Giudice, “La vita incagliata”, Leconte Editore, pp. 149, euro 15
Novembre 1, 2006 di ilpresepediplastica
Nino vive in provincia di Caserta, frequenta la quinta elementare, ha una maestra che parla tischitoschi, un padre camorrista, una madre ansiosa, una casa con un grande terrazzo nel quale non c’è niente, soltanto un filo per il bucato; proprio come il quotidiano di questo bambino, un niente attraversato da un sottile ma duro filo di cose e di persone, di pomeriggi trascorsi osservando i giocatori di biliardo di un bar e fumando sigarette di nascosto. È una vita incagliata, quella del protagonista del nuovo romanzo di Attilio Del giudice, un’esistenza impantanata nella provincia criminale, perché il crimine, in questo dagherrotipo campano evocato dalla lingua sincera e dialettale del bambino, non è altro che una delle tante variabili della sua vita; sta dalla parte del padre, figura di camorrista con le mani in pasta ovunque, sta nelle strade periferiche del paese, affollate di prostitute e “ripulite” quando deve arrivare in città un pezzo grosso della politica, sta nelle facce cicciute dell’onorevole che va a trovare il padre per degli accordi misteriosi. Questo mondo feroce fatto di abusi, brutalità, sottomissioni e angherie viene normalizzato dallo sguardo ingenuo del bambino: così, grazie all’efficace artificio della regressione utilizzato da Del Giudice, passano in rassegna davanti agli occhi del lettore tutte le disumanità immaginabili nel microcosmo della provincia campana, e questo narratore singolare ci fa capire che la normalizzazione non è soltanto nella sua voce, nel suo punto di vista, ma ovunque. Sintomatica, a tal proposito, è l’entrata in scena di un politico: nel romanzo è una figura sfocata e laterale. L’onorevole farà capolino per scomparire subito. Sarà il padre di Nino, camorrista un po’ guascone a pagare, a restare in primo piano. È un’opera insolita e preziosa, La vita incagliata, è come un libro mastro del mondo provinciale campano, non ingabbia il fluire della realtà nelle convenzioni incipit-sviluppo-finale. Gli ambienti, le microstorie, i personaggi che ogni capitolo ci offre sono di pura invenzione, ma restii a farsi domare dai ricettari più recenti della fiction e della faction. Il protagonista del romanzo, pagina dopo pagina, accumulando le sue giornate con un taglio diaristico, ci offre il suo mondo lasciando che sedimenti sulle pagine del libro. La vita incagliata di Nino si deposita davanti al lettore e la sua voce disarmante, curiosa ma docile, buffa ma triste, ne rivela tutto il carico di dolore.
Preziosa recensione. E’ necessario vedere la prospettiva presente da ogni angolazione, dall’alto e dal basso quotidiano per capire, e reagire.
Grazie; anche della visita, è bello sapere che passi.
Sì, una bella recensione, hai apparecchiato molto bene la tavola…un ottimo invito alla lettura!
ciao
T leggo e ti ho linkato. ciau,a.
Era un pò che aspettavo di leggerti… e sei riemerso dal silenzio con una recensione degna di lode… Nel frattempo sto cercando di farmi portare il tuo romanzo in Francia… non è che hai già pensato di farlo tradurre e pubblicare da qualche casa editrice francese? Mi risparmieresti i costi di spedizione
@Mia. Passo sempre da te. A presto spero anche la birra.
@Gianluca. Ti sto leggendo.
@Antonio. Ciao Antonio. Salutami Beatrice, Mario e Fabrizio. Magari ci vediamo a dicembre, a Palermo.
@Paulina. Ho visto la pittura del tuo amico. Ricorda molto Schiele. E’ un complimento.