Mafiawear
Novembre 12, 2006 di ilpresepediplastica
Di Paola Merendino. Solita festa fashion nella settimana della moda a Milano. Solite facce note dello show-biz. Vallette sorridenti neo-epurate dagli scandali, finte giornaliste fasciate nei loro completini glamour. E tanti sorrisi, proprio tanti. La notizia non è proprio freschissima, ma i media più autorevoli l’hanno ignorata. L’occasione mondana è il lancio della nuova collezione autunno-inverno 2007 di un nuovo marchio italiano lanciato da un imprenditore veneto. Ma il nome del brand tanto cool fa davvero rabbrividire: mafiawear. Credevo fosse uno scherzo, ma non lo è. L’illuminato imprenditore veneziano lo ha anche registrato, ci ha fatto un sito, e ha messo su una catena di franchising. I dati delle vendite non sono noti, ma dal momento che la madre degli stolti è sempre incinta suppongo che ci siano abbastanza stupidi in giro per l’Italia che acquistano queste pezze visto che il brand esiste già da un anno.
Per Paolo Rubin, il business man che ha lanciato l’idea, il termine è sinonimo di potere, lusso, fascino. Mi domando seriamente se questo illustre ignoto conosca anche minimamente la storia del suo paese, perché fino a prova contraria la Sicilia fa parte dell’Italia.
Ho vissuto la mia adolescenza negli anni delle stragi. Ho provato sulla pelle il senso di abbandono dello Stato e ho fortemente creduto nella rinascita della mia terra. Al di là di tutti i pensieri che possono farsi sulla lotta contro la mafia, sul nostro sistema politico, sui politici stessi, io credo fortemente che la Sicilia sia cambiata, che siano cambiati i siciliani e che sia cambiata l’idea che la gente fuori dall’isola ha di questa terra.
Non posso nemmeno pensare che figure come Chinnici, Falcone, Borsellino, Levantino, Cassarà, (giusto per citare alcuni nomi), non abbiano segnato nelle coscienze e nel futuro che dobbiamo costruirci un nuovo percorso e da siciliana mi infastidisco, mi sdegno, mi irrito, di fronte ad un modo così basso di fare business. Ma soprattutto, mi vergogno in quanto italiana, del fatto che nessuno si sia indignato per un fatto del genere, che esula da qualsiasi buona regola di marketing o di strategia d’impresa. Mi vergogno per chi ha perso la vita per lottare e per chi lotta silenziosamente rischiando la vita.
secondo me ha avuto da qualcuno l’appalto di rinfrescare e rendere giovane e trendy la parola mafia, è un imprenditore, intraprende. sta a noi farlo fallire.
ciau,a.
Credo, Antonio, che non fallirà. La Sicilia e l’Italia non sono cambiate. Questo folclore modaiolo serve ad addomesticare la percezione che si ha del fenomeno criminale. Anzi, probabilmente ne è addirittura una conseguenza. La conseguenza di una percezione sbagliata.
Nicolò, l’autrice è Merendino, non Merdendino che suona un po’ male
Merdendino è l’imprenditore, quello sì.
Xanto, ho corretto, grazie per la segnalazione
Sì, merdendino sarebbe l’imprenditore…
E se si trattasse solo di un equivoco? http://www.xantology.com/2006/11/13/il-grande-equivoco/
Piscio sulle passerelle.
Piscio in bocca alle veline.
Piscio sulle marche.
E cazzo mi sento bene!
Sì, xanto, deve trattarsi di un equivoco, si ispirano a quell’isola dell’Oceano Indiano che appunto si chiama Mafia. Magari parlando di quell’isola qualcuno penserà all’Isola. Deve trattarsi di un equivoco.
Pietro, dovresti avere una vescica grande quanto un acquedotto per pisciare su tutto ciò che merita di essere coperto di urina.
Secondo me non c’è bisogno di scomodare tragedie e fatti seri della nostra storia. Questa è gente che ha fatto indagini di mercato, ha visto che nell’immaginario collettivo certi simboli funzionano, e senza né leggere né scrivere si buttano sopra come uno scecco.
Queta gente è “solo” ignorante. E purtroppo ce n’è tanta. Dubito però che, a livello commerciale, un griffe del genere possa aver successo. E auguro loro tutti i fallimenti possibili.
non so, non sono convinto, non mi scandalizza.
la trovo davvero solo un modo di far parlare di sé, che sembra l’unico modo per essere “eroi almeno per un giorno”.
non me lo so spiegare, figuriamoci se riesco a farlo con gli altri. ma credo che ci sia un forte principio di autodeterminazione che potenzialmente potrebbe riscattare chiunque, in qualsiasi momento, a patto che questi lo voglia.
mi sembra che questo blog lo dimostri.
non lo so.
forse non sono riuscito a spiegarmi, ma non mi convinceva e volevo dirlo.
notte
Più o meno la penso come te, Cristiano, nel senso che non ho molte certezze sulla questione. Chissà perché ho pensato a un locale che si chiama “Deja-vue”, lo hanno aperto nella mia zona (non so se c’è ancora, adesso io vivo a Milano). Insomma, per farla breve, il nome era suggestivo (così almeno credo che fosse declinato dalle orecchie dei clienti), e quindi andava bene, veniva visto come una novità, una cosa eccentirica. Ecco, credo che con mafiawear si sia innescato lo stesso processo… Questa marca è nata per la stessa ragione per la quale è nata Valeria Marini.