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Di Perturbazione

Qualcuno si dimentica,

oppure teme di esser dimenticato

Così una storia scivola

accortocciando sempre un nuovo passato

E vorrei farne parte anch’io

ma non ricordo dove sono arrivato

Ma soprattutto se era mia

o sono solo un meccanismo inceppato

Nelle vetrine c’è una luce ammaliante che accende ancora qualche parte di me

Perchè nel buio il mio respiro è impaziente

Perchè mi manca sempre un pezzo per essere felice.

Felice

Vorrei scoprirti identica

a quel ritaglio su un giornale stampato

con un sorriso cronico

che non si spenga ad ogni filo di fiato

E tu la pensi proprio come me

ma ti disegni su un diverso tracciato;

per me sei ancora una fotografia

Perchè mi manca sempre un pezzo per essere felice.

Felice

Noi siamo solamente in due

e ci troviamo soli in mezzo a un miliardo

E basta una domenica di sole a non pensare quanto siamo in ritardo

E’ una manciata di giornate di festa

che fanno quello che speriamo di noi

E all’improvviso in mezzo al mio mal di testa,

ho ritrovato il desiderio di essere felice.

Felice

Il quotidiano La Repubblica di ieri riportava soltanto due frasi della lettera di Salvatore Borsellino (malgrado una promessa di pubblicazione integrale fatta al suo autore da un giornalista). Dava invece grande spazio a un misero attacco del ministro Mastella a Salvatore Borsellino. Secondo il ministro, testimone di nozze del mafioso Campanella, il fratello del giudice Paolo sarebbe irriconoscente con il ministro che si è prodigato per fare ottenere la pensione alla famiglia Borsellino.Un attacco di questa natura non va nemmeno commentato.

Salvatore Borsellino ha replicato con un comunicato stampa inviato ad alcuni blog (tra i quali quello del mio amico www.xantology.com ), all’ANSA e a parecchie testate giornalistiche.

La stampa ha mantenuto il solito compatto silenzio. Nessuna testata ha pubblicato alcunché, neanche Repubblica che avrebbe avuto il dovere di fare esercitare a Salvatore Borsellino il diritto di contraddittorio.

Di seguito il comunicato di Salvatore Borsellino. Con preghiera di diffusione.

Milano, 6 Ottobre 2007

Ho letto oggi, riportata dalle agenzie di stampa, la seguente dichiarazione dell’on. Mastella a me indirizzata.

MASTELLA A FRATELLO BORSELLINO:
HO VOLUTO IO PENSIONE PER FAMIGLIA
(Adnkronos) - “Dopo anni di inadempienze ho fatto concedere io la pensione alla famiglia Borsellino. Gli ricordo che, come vede, non disprezzo le persone per bene che hanno portato avanti un’idea di giustizia nell’ingiustizia”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia Clemente Mastella nel corso della conferenza stampa presso la sede dell’Udeur rivolgendosi al fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia. Il fratello di Borsellino era presente ieri sera alla trasmissione di Michele Santoro ‘Anno Zero’.

Voglio far notare in primo luogo al Ministro Mastella che non mi risulta di avergli mai contestato di disprezzare “le persone per bene che hanno portato avanti un’azione di giustizia nell’ingiustizia” e se pensa che esista una ragione per la quale avrei dovuto farlo.

In secondo luogo gli ricordo che, non essendo il sottoscritto né coniuge né figlio di Paolo Borsellino, bensì fratello, non può spettarmi alcuna pensione vitalizia e che questa viene in ogni caso assegnata dallo stato e non “concessa” dal ministro.

In terzo luogo gli faccio sapere che il sottoscritto si è rifiutato di presentare la domanda di erogazione, da parte anche in questo caso dello Stato e non del ministro, della “provvisionale”, prevista dalla legge, che può essere richiesta dai familiari delle vittime di mafia che si costituiscano parte civile nel relativo processo.

Il sottoscritto ritiene infatti che compito precipuo delle Stato dovrebbe essere, prima che l’erogazione di anticipo su un impossibile “risarcimento”, il rendere giustizia alle vittime della mafia.

Salvatore Borsellino

Terapia di automedicazione, sintomatica degli stati di ribellione e verità. Si raccomanda di leggere il foglio illustrativo pubblicato di seguito prima di consumare il video. 

Quando il desiderio si trasforma in stato di eccitazione si verificano diverse modificazioni fisiche. La più evidente è l’accumulo di una quantità ulteriore di sangue nella zona genitale, sia dell’uomo che della donna. Questo fenomeno prende il nome dì congestione vasale. La congestione vasale si rende visibile nell’uomo in forma di erezione del pene. Quando il sangue fluisce nel tessuto spugnoso del pene, questo si ingrossa. (…) La congestione vasale si evidenzia nella donna sotto forma di lubrificazione vaginale. (…) Entrambi i sessi vengono stimolati dal tatto, dall’odorato, dalla vista e dalla fantasia; la rapidità della risposta dipende dall’intensità del coinvolgimento, dalle circostante e dal livello dello stimolo. Continua a leggere

 politici.jpg

[Con Antonio ed Edo riceviamo e pubblichiamo una lettera di Salvatore Borsellino. Chiunque vuole, può pubblicarla]

Di Salvatore Borsellino 

Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice De Magistris dalla procura di Catanzaro.

Voglio ringraziarlo pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale e ineluttabile questo stato di cose. Continua a leggere

Il copyright del video è di Ciprì & Maresco 

Ieri ha cacato proprio al centro dell’aula. E’ andata così. Durante le ore di programmazione, mentre chiddi, gli insegnanti, erano riuniti a sputacchiarsi frasi a testa di ficudini, in burocratese stretto, cose di ministero, carta e filini di ragno, lui,  Vincenzo, musca di merda, è entrato nella classe sulla porta della quale c’è stampata la scritta IV B. E’ stato bravo a evitare ‘Nzulu ’u tunnu,  il bidello, quel vecchio sudato che è l’unico che riesce a mettergli pensieri in testa. L’unico è. Quella bestia di bidello fa certi rutti che ti pare di bagnarti di zolfo se te lo ritrovi davanti durante una delle sue scatarrate. E poi una volta Vincenzo ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa mettersi contro ‘Nzulu ‘u tunnu. Successe per la festa di fine anno, in seconda elementare, appena due anni prima, anche se gli pareva ieri a Vincenzo, ché quando ci pensava gli veniva la diarrea. Continua a leggere

take_this_one_in_your_face___by_frida_vl.jpgQui si parla dell’ennesima piccola rivolta popolare palermitana. Disoccupati ed ex carcerati assaltano un assessorato regionale. Vogliono risposte concrete: ‘u postu? Il sussidio? I palermitani sono una razza molto particolare: da secoli si esibiscono in sfuriate che sembrano anticipare una rivoluzione. Ma nessuno si preoccupa.  Non c’è il rischio che succeda niente. Ogni volta che cambiava il dominatore il palermitano si preoccupava di accoglierlo nel migliore dei modi, con delegazioni che andavano al porto a incensare con mille giri di parole il nuovo conquistatore. Il palermitano si incazza per cose concrete. Ieri e oggi. Ma raramente guarda lontano, raramente gli interessa il prima, il dopo e l”intorno”  di una sua rivendicazione. Nel Settecento si arrabbiava periodicamente per le conseguenze delle carestie, per la scarsezza di pane. Ma lo faceva cercando capri espiatori. I baroni, i principali responsabili dello stato delle cose, i principali mercanti e incettatori di grano (che nascondevano nei loro depositi per farne alzare artificialmente il prezzo e quindi poterlo vendere all’estero fregandosene delle esigenze della plebe siciliana) venivano assolti. Anzi, venivano indicati come i “difensori del popolo” (sic). Anche oggi, oggi che continuano a mostrare chiostre di denti guasti, incrostati di una rabbia grottesca e innocua, se la prendono con l’arredo urbano, quasi perpetuando certe tare (mai diventate troppo pittoresche) che li vogliono affetti da gallismo e ardore masculinu. Mi chiedo spesso, soffrendo per le mie derive qualunquiste, che senso abbia questa democrazia.

Ringrazio Antonio Pagliaro e Salvatore Borsellino che hanno raccolto la lettera di Francesco Cipriano, uno studente palermitano di 19 anni che lo scorso 23 maggio disse al ministro Amato: “Ogni 23 maggio voi politici venite qui e vi riempite la bocca di antimafia, ma in parlamento ci sono 25 condannati in via definitiva, criminali che fanno le leggi. Amato rispose: “Sei un piccolo populista”. La risposta si commenta da sé.

Di Francesco Cipriano 

“Stiamo lentamente cadendo nel silenzio, di mafia non si parla più. E sarò pure populista, giustizialista, eccessivo, ma vi ritengo responsabili. State facendo perdere ai giovani, ai siciliani, la voglia di lottare. Vediamo governi succedersi, ma nulla che cambia. Cambia tutto per non cambiare niente. Vediamo fuorilegge che fanno leggi, imputati per mafia che dicono che la mafia fa schifo”

 

Caro ministro,

 

non so se si ricorda di me: sono il ragazzo a cui ha dato del “piccolo capo populista” il 23 maggio a Palermo. Vorrei poter commentare ora la sua risposta e parlare di cosa significa crescere e vivere in Sicilia oggigiorno.

 

La prima domanda che le è stata rivolta al dibattito all’interno dell’aula bunker riguardava gli indagati all’interno del parlamento, e il motivo per il quale non venissero cacciati. Lei, da giurista quale è, ha risposto giustamente che in Italia si è ritenuti innocenti fino al terzo grado di giudizio. Sarebbe stato però più corretto ricordare a quei ragazzi che effettivamente in parlamento siedono venticinque condannati in via definitiva, quindi giudicati dalla legge colpevoli. Ed è proprio per questo che ho preso la parola, ricordandole anche che in Sicilia abbiamo un presidente della regione rinviato a giudizio per rivelazioni di segreti d’ufficio e favoreggiamento alla mafia, oltre che diversi indagati per mafia tra assessori e deputati regionali, forse un po’ troppi per una regione che avrebbe bisogno di esempi di legalità. Ho quindi accennato ai famosi “venticinque”, dicendo che trovavo vergognoso che dei criminali facciano le leggi.

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Caro Marco

Ciao Marco,
io ti ho seguito e devo dire che ho assistito al solito teatrino vomitato solo per (cercare di) distruggere le voci dissonanti, gli scarsi resti. Loro (i politici di professione) sono bravissimi ad alzare la voce al momento giusto, a screditare l’interlocutore in modo gratuito con virate populistiche dosate con estrema bravura, a portarsi fuori dalla scena delle responsabilità. Mi dispiace ammetterlo, ma troppe volte in televisione ho visto soccombere lo scrittore di turno, almeno quando cerca di non allinearsi alle verità di plastica che tanto piacciono agli italiani. Una cosa è la parola scritta, un’altra la parola (televisiva) orale. E nei confronti di quest’ultima noi scrittori (mi ci metto anch’io) spesso dimostriamo di non essere attrezzati adeguatamente, non per una deficienza intellettuale, ma (per fortuna?) per una scarsa confidenza con i meccanismi del tubo catodico; o forse perché questi meccanismi, al di là delle probabili buone intenzioni di Funari, sono ormai adatti a valorizzare soltanto le performance di gente come Giovanardi o, addirittura, di campionesse della provincia siciliana come il politico lampedusano. (Ma gli omologhi siciliani che siedono nel parlamento non sono molto diversi, appena un po’ di cipria in più, per rendere impalpabile la loro carnagione e i loro discorsi). Bisogna prenderne atto. E cercare di partire da queste sconfitte.
Ti sei ritrovato messo in mezzo, tra un feroce masticatore di bolle di sapone e una tipica esponente della politica siciliana (e ti lascio immaginare, con ciò, come siamo messi male in Sicilia).
Hai tutta la mia solidarietà e il mio apprezzamento per il tuo operato. Ma gli italiani temo che stiano con Giovanardi e i siciliani (che conosco bene) con la tizia di Lampedusa.
Un abbraccio.
Nicolò La Rocca

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Non c’è

old2.jpgLo vedo comparire all’improvviso, da sinistra. Scivola velocemente giù dal marciapiede. Claudicante, i capelli appiccicati sulla testa come fili di ragnatela, lo sguardo cattivo di chi implora una pietà mai avuta. Me lo immagino recluso nel suo appartamento, la verdura, la mozzarella, il brodino arancione precipitato sulla sua tovaglia a quadretti chissà da quale clinica per anziani e cristallizzatosi nella sua cucina, quasi un elemento d’arredo. Posso quasi sentire il fetore che lo avvolge come un’aureola di sofferenza. In Lombardia ogni piccolo bilocale in affitto ha il suo fetore. Non è l’odore sano dello sporco di provincia, quel misto di pane raffermo e acqua di colonia. Non è neppure la puzza feroce dei tinelli palermitani, un misto di piscio di cane e luce catodica. No, lui si porta addosso il suo appartamento lombardo, muffa e nerume.

Insomma, slitta sulle strisce senza avvertirmi. Freno e lo lascio passare. Attraversa la strada dedicandomi un’occhiata minacciosa. Aspetto che sia inghiottito dalla teoria folle di palazzine, poi ingrano la prima e mi squaglio nel traffico mattutino.

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